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giovedì 13 ottobre 2011

FILOSOFIA (SPICCIOLA) DELL'HYPE



La gratificazione e la soddisfazione che riesce a darti un trailer di un film in arrivo é indescrivibile.
Personalmente ne faccio incetta in maniera piú o meno scriteriata; d'altro canto viviamo un mondo precipitoso dove ci siamo trasformati fisiologicamente in animaletti perennemente affamati che trangugiano di tutto, continuamente.
Se penso al mio mondo, le mie passioni, la mia weltanschauung, il mio utilizzo dello spazio e del tempo, fino a qualche anno fa, quasi non mi riconosco. Sono un altro.
Una manciata di fumetti, qualche libro, riviste basilari (non piú di dieci), un paio di videogiochi imprescindibili.
Ora di fumetti ne compro a centinaia. E le altee migliaia che "mancano" li scarico spudoratamente. Ma ne leggo sempre una quindicina al mese, come prima.
Di libri ne compro come prima ma ora scarico le anteprime per iPad da iBooks (a proposito: era ora, eh!?)oppure(sempre scrupolosammente, per caritá) li scarico direttamente interi. Ma sempre quelli che leggevo prima leggo adesso.
Le riviste basilari sono sempre quelle di prima (in primis Internazionale), ma ora ce ne sono mille di piú, sul cinema, la letteratura, i fumetti, la fotografia, le arti, la politica, i videogiochi, le tecnologie, le scienze, le curiositá... e le altre mille... si, mi scarico pure quelle.
Prima un videogioco lo compravo dopo averci sbavato un po' leggendone sulla rivista preferita. Ora, tra PS3/360/Wii/iPad... scarico continiamente demo su demo e mi bastano (e avanzano) questi.
Risultato: ultimo gioco davvero finito, credo, Unchated 2... Se si considera che tra un mese esce il terzo episodio allora...

Troppe cose da fare e cosí poco tempo...
Ma questo non è un post di riflessione sulle piccole/grandi cose della vita, ne un grido disperato, ne una sorta di corso accelerato di qualunquismo applicato.
No.

In realtà mi sono messo a scrivere 'ste righe perché ho visto questo. E questo.
E ho sbavato. Parecchio.

Hype irrefrenabile, soprattutto per il film su Poe.
Pensa tu, eh?

lunedì 10 ottobre 2011

SU UN ROMANO MASCHERATO DI FINE OTTOCENTO E UN COMMENTO LUSINGHIERO




Sabato è uscito il numero 1 di Shanghai Devil, ultima fatica di Gianfranco Manfredi e sequel di Volto Nascosto.
Giustappunto stamattina è stata pubblicata la mia recensione del fumetto su mangaforever, recensione entusiasta (come si può evincere anche senza leggerla e saltando direttamente al voto, un 9 pieno).

Manfredi si conferma autore completo, di grande complessità ed ineguagliabile capacità immersiva nello scenario scelto di volta in volta (in questo caso la Cina tra fine Ottocento ed inizio Novecento, durante il periodo della Rivolta dei Boxers).
Ci piace, ci piace molto. Già non vedo l'ora che esca il secondo numero...

Come tra l'altro ci piace un commento di Luca Boschi ad un mio articolo che potete trovare qui.
Per chi non lo sapesse Boschi è un importante critico e studioso del fumetto (specializzato sul fumetto Disney) che collabora (anche) con Il Sole 24 Ore e recentemente ha scritto un gustoso articolo per la bella rivista digitale (concepita appositamente per iPad) La Vita Nova del quotidiano di Confindustria dove affronta diversi argomenti molto interessanti.
Senza che mi inoltro troppo (di nuovo, visto che potete leggere il mio articolo in questione qui) sulle tematiche dello scritto del Boschi e sulla rivista di cui sopra in generale, chiudo solo ammettendo che la citazione di un personaggio come Boschi mi ha fatto molto piacere, nonostante il copia/incolla abbastanza spudorato...

E poi, a proposito di cose che mi piacciono, credo di non aver mai parlato di uno dei siti più interessanti a livello contenutistico che si possano trovare in giro per la rete.
Il sito si chiama mattscape e non è nient'altro che il blog di un personaggio noto agli appassionati di videogiochi (e forse anche a quelli di cinema, visti i suoi articoli per il mensile I Duellanti): Matteo Bittanti.

Il Bittanti, che ora è un ricercatore universitario di un certo livello (visto che collabora con l'università di Stanford ed infatti vive negli Stati Uniti) divenne un mito per molti di noi (oggi trentacinquenni/quarantenni) grazie ai suoi fantastici commenti/riflessioni/perle di saggezza sul meraviglioso Zzap! (e se non sapete di cosa sto parlando vi prego di non seguire mai più il mio blog, grazie), dove era noto con la sigla MBF (che si scoprì poi essere l'acronimo di "Matteo Bittanti il Filosofo").

Il suo sito è una continua fonte di meraviglie ed articoli illuminanti, dove il Nostro parla di tutto, in primis tecnologie e videogiochi, ma anche cinema o telefilm, e sempre con uno sguardo "filosofico", cercando di contestualizzare, a livello sociale, politico, antropologico e così via gli argomenti trattati.
Per capire meglio di cosa sto parlando vi consiglio di dargli un'occhiata, magari cominciando da un articolo paradigmatico come questo.
Bittanti collabora comunque anche con Wired, perciò vi può capitare di leggere i suoi pezzi anche in altri contesti.

giovedì 7 aprile 2011

PDL + LEGA = INADEGUATEZZA




Da lontano le cose appaiono più chiare.
In questi giorni non fanno altro che allarmarci per gli sbarchi a Lampedusa (e ieri, tra l'altro, è successo quel che è successo): invece di preoccuparsi per questi poveri disgraziati che scappano da guerre o semplicemente da quella che credono essere una situazione di miseria e povertà, però, la paventata preoccupazione è per noi, cittadini italiani, che dobbiamo stare all'erta, in guardia, contro l'invasione dal sud del mondo, noi che siamo l'avamposto della cultura occidentale.
Ma le cose non stanno davvero così.

A leggere un interessante articolo come quello del basco Gorka Larrabeiti su Rebelion, certi numeri che vengono snocciolati fanno riflettere.
Ovviamente vi consiglio di andare a leggere l'articolo (in spagnolo), ma due numeri voglio riportarli anch'io, giusto per chiarire:
437257 persone sono scappate dalla Libia per la guerra. Di queste 217763 sono andate in Tunisia. 174049 in Egitto. Circa 20000 in Italia. Ventimila.
Robetta, scrive giustamente Larrabeiti, se si azzarda un confronto con altri crisi affronatate dal nostro paese in altri tempi, con altri governi: 200000 persone arrivate dal Kosovo, 140000 dalla Serbia e lo stesso numero dalla Somalia durante le tristi recenti guerre che colpirono quelle zone.
Crisi affrontate con forza, coraggio, organizzazione e brillantemente superate.
Sembrano passati mille anni.
Ma è successo l'altro ieri.

"Italia, desde la crisis debida a la “guerra humanitaria” en Kosovo, contaba con aparato legal para afrontar una situación similar. Podían haber concedido protecciones temporales a los prófugos, y se podía haber seguido poniendo en práctica el “modelo Lampedusa” de acogida de migrantes. Sin embargo, ahora ha sido la Liga Norte, que no sólo cuenta con varios ministros en el gobierno italiano sino que resulta fundamental para que Berlusconi mantenga la mayoría parlamentaria, quien dictaba la línea política oficial. Este partido de larga tradición xenófoba no puede abandonar su discurso anti-inmigrantes porque perdería consenso, así que para afrontar esta crisis migratoria ha propuesto ideas tan peligrosas como “ejércitos regionales”, y ha proferido mensajes tan ordinarios contra los migrantes como “foera di ball” (literalmente “fuera de las pelotas”), o “cerrar el grifo y vaciar la piscina”."

Si, è vero.
A volte le cose appaiono più chiare se viste da lontano.

mercoledì 6 aprile 2011

E SE DOVESSI AMMETTERE CHE MI PIACCIONO I FILM ITALIANI?




... forse comincereste a pensar davvero male del sottoscritto?
Che devo dire (a mia difesa)?
Dopo aver elogiato La Vita Facile, mi scappa proprio un altro bel giudizio per quest'altro Nessuno Mi Può Giudicare con la Cortellesi.
Altra roba, sia chiaro (il film con Favino è davvero un ritorno alla commedia italiana di una volta, godibilmente agrodolce nel far ridere a denti stretti sulle nostre immancabili idiosincrasie di italiani "brava gente"), ma tanta roba, dai!

Un filmetto, certo, ma con queste peculiarità non da poco:
1) fa ridere;
2) è intelligente pur essendo assolutamente pop;
3) c'è la Cortellesi;
4) riesce a far sembrare Raul Bova meno imbecille del solito;
5) alcuni cameo sono esilaranti.
Penso tutto ciò possa bastare per promuoverlo in scioltezza.

Comunque, piccola nota a margine: sembra, finalmente, che l'era cinepanettonianadesichianalaurentianaparentiana stia per finire.
L'ultimo Amici Miei è andato maluccio (così come, prima di lui, il natale sudafricano): che la gente, hai visto mai, si sia veramente stufata e cominci davvero a preferire film più intelligenti e, quantomeno, con un minimo di scrittura dietro?
Volesse dio...

Voto: 7

sabato 19 marzo 2011

Papá

Papá, se anche tu non fossi il mio
papá, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

martedì 15 marzo 2011

NUCLEARE NO NUCLEARE NO

Stasera Crozza , tramite la sua copertina di Ballaró, ha ricordato laconicamente le reazioni dei piú importanti governi europei alla disgrazia giapponese ed i rischi dovuti a imprevedibili calamità naturali per il nucleare.
Il trait d'union é che tutti cominciano a pensare sia meglio lasciar perdere.
Il nostro governo invece continua a dire che va tutto bene e continua imperterrito col suo programma per il si al nucleare.
Incredibile.

Qualcuno un giorno ha scritto "ostinandosi a voler controllare il tempo, se ne perde soltanto".

Si potrebbe traslare il pensiero alla natura.
Se dovessimo perdere tutto, sarebbe solo colpa nostra.
E di nessun altro.
Attenti ragassuoli...

lunedì 14 marzo 2011

QUEST'UOMO E' UN GENIO.ANZI, UN MAGO.




Quest'anno non ho commentato gli Oscar (probabilmente ci tornerò).
Non è stata un'edizione, comunque, particolarmente eccezionale o epocale (molto brava la Hathway come co-conduttrice mentre ha fatto una figuraccia il fattone James Franco. Fantastico Kirk Douglas, eccezionale quasi centenario! Per il resto, poco e niente), ma una cosa importante è successa: Rick Baker ha vinto il suo settimo (!!??!!) premio Oscar!
L'ha preso per quella cagata squallidamente ridicola di Wolfman, ma quando c'è Baker al trucco tutto il resto conta relativamente...
Ogni volta questo sessantenne ti stupisce clamorosamente: pensate al lupo mannaro americano a Londra e l'incredibile trasformazione, al Professore Matto con Eddie Murphy, ai suoi Men in Black, al Grinch, ai morti di "The Ring", a Hellboy...
No, è impossibile: questo ha fatto un patto col diavolo: il suo non è make-up, è magia pura!
Sette Oscar, sinceramente, sono pochi.

lunedì 28 febbraio 2011

TASSATIVAMENTE




Titolo bellissimo per una mostra, a Roma, dedicata al grande Sergio Toppi.
Da non perdere.
Tassativamente.

giovedì 14 ottobre 2010

BENVENUTO DIEGO


Oggi una bella notizia.
Auguri a Sara e Federico.

mercoledì 13 ottobre 2010

GRANDE MATT






Matt Groening ha inventato I Simpson. E già questo potrebbe essere sufficiente per definire quest'uomo un genio (come tra l'altro sostiene il Daily Telegraph, che lo ha inserito al quarto posto nella lista dei 100 geni viventi, per quel che vale...).

Ma soprattutto Groening è una persona coraggiosa, così come le persone che lavorano con lui.
QUESTO video dovrebbe dimostrarlo, per l'ennesima volta: è la sigla scelta dagli autori dei Gialloni per protestare contro la scelta della Fox di spostare gran parte della produzione della serie in Corea.

Bisogna ammetterlo, gli americani quando fanno queste cose sono insuperabili, un faro per tutti noi.

P.s.: faccio presente che I Simpson fatturano diversi miliardi di dollari ogni anno, non noccioline, e soprattutto negli States hanno avuto (e continuano ad avere) un impatto culturale e sociale devastante.
Perdonate la retorica, ma certe decisioni vanno contestualizzate.
D'oh!

martedì 10 agosto 2010

CHIAMALA COME VUOI, E' PUR SEMPRE UNA MONTAGNA...


Bell'articolo ieri su Repubblica sulla nuova traduzione del famoso romanzo di Thomas Mann. Come ormai noto, infatti, ad ottobre uscirà per I Meridiani Mondadori una nuova versione del romanzo che noi tutti abbiamo sempre conosciuto come La Montagna Incantata, che in Italia abbiamo sempre chiamato così perché quando arrivò per la prima volta nel '32 fu tradotto con questi termini. Punto.
La traduzione giusta, però, era La Montagna Magica e così verrà chiamato a partire da ottobre del 2010. Ok.
Ora, la discussione può sembrare decisamente sterile, soprattutto in considerazione del fatto che si sta parlando di un noioso romanzone invecchiato malissimo di cui al massimo ti fanno leggere qualche capitolo in tedesco se sei uno studente della lingua germanica (mio caso, brutti ricordi, due palle...).
Ma quello della traduzione dei titoli di opere straniere è universalmente un problema serio, al quale mi viene spesso spontaneo prestare qualche fugace pensierino, soprattutto perché tracima nella più abbietta amoralità nel campo della distribuzione cinematografica (campo che io amo particolarmente).
Ora, non è a mio avviso particolarmente importante se l'ultimo film con Jennifer Lopez venga distribuito in Italia con l'improbabile titolo "Piacere, sono un po' in cinta" (originale "The Back-Up Plan"...), oppure che il normale "Home Alone" sia diventato "Mamma ho perso l'aereo" (?!?) o "L'Attimo Fuggente" era in originale "Dead Poets Society" (e chi ricorda il filmetto con Robin Williams non può non arricciare, quantomeno, il naso, interdetto); ma quando un grandissimo film, un capolavoro assoluto come “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” viene tradotto "Se mi lasci ti cancello", allora non ci sto, l'incazzatura va alle stelle!
Come si sa, il titolo originale riprende un verso di un poema di Alexander Pope (e letteralmente andrebbe tradotto come "l'infinito splendore della mente immacolata"), e fu evidentemente tradotto in tutt'altro fantasiosissimo (?) modo per invogliare furbamente una fetta di pubblico il più abbondante possibile vista la presenza nel film di Jim Carrey, spacciando così uno dei film intellettualmente più intensi degli ultimi anni come una commedia scopereccia alla "American Pie" (ecco, a pensarci in questo caso almeno il titolo è rimasto come in originale!)...
Ricordo benissimo come tantissima gente, durante la proiezione, se ne andò sbraitando contro lo schermo: erano andati a vedere un film con un comico e si dovevano sorbire 'sta mattonata? Vi lascio immaginare le scene...
Un giorno, forse nemmeno troppo lontano, tutto questo finirà, lo so, l'Italia tornerà ad essere un Paese culturalmente importante. Ma in attesa che questo succeda continuiamo a sorbirci queste nefandezze!

P.s.: a tal proposito (come si suol dire, non c'entra ma c'entra...) nel doppiaggio (altra orribile amenità tutta italica, brrrr...) se ne vedono anche di peggio: guardatevi una puntata di True Blood su Fox e poi godetevela in lingua originale (come andrebbe fatto, sempre!): meglio soprassedere.

giovedì 10 giugno 2010

NON VA BENE...




Fino a ieri non aveva replicato alle accuse di plagio...
Oggi ha scritto questo sul suo blog.
Io sinceramente non so che dire ne che pensare.

mercoledì 2 giugno 2010

IO SONO LA GOMMA...

... tu la colla.
E chi vuole capì capisca.

venerdì 26 febbraio 2010

MA SAVIANO NON E' PASOLINI

Premetto che sono un grandissimo ammiratore di Roberto Saviano.
Pur essendo uno di quelli (pochissimi, a dire il vero) che non ha letto Gomorra (l'ho cominciato però, abbandonandolo non so ancora perché), leggo avidamente ogni suo articolo e, dove e quando posso, seguo ogni suo intervento registrato, in tv o su internet.
Detto questo, devo ammettere però di aver trovato il suo pezzo pubblicato da Repubblica oggi, titolato "Clint non sbaglia un colpo, Mandela neppure", brutto e pleonastico.
Provo a spiegare perché.
E' evidente che Saviano rappresenti oggi l'unica "forma" accettabile di intellettuale esistente in Italia.
In un paese dove lo scrittore più bravo va a fare l'isola dei famosi e gli uomini che potrebbero (condizionale d'obbligo) riuscire a fare davvero opinione si contano sulle dita di una mano (ad essere ottimisti), di fronte ad una figura come quella del giovane scrittore meridionale non la si può pensare diversamente (ed è sorprendente che Saviano abbia appena compiuto trent'anni, aggiungerei!).
Questo, ovviamente, dovrebbe però quantomeno farci riflettere.
Invece di perderci e sorprenderci tra le parole del giovane scrittore colto e raffinato dovremmo soffermarci un attimo a riflettere sulla situazione attuale, sulla nostra contemporaneità fattiva, sul mondo (la vita) che stiamo vivendo.
E percepire davvero il vuoto pneumatico che ci avvolge e la pochezza culturale che abbiamo raggiunto.
Perché Saviano, purtroppo, non è Pasolini.
Ma non è nemmeno Calvino o Vittorini.
Tornando all'articolo, Saviano parla di Invictus, l'ultimo film di Eastwood.
E lo fa pretestuosamente perché del film parla poco (e male) e per il resto dell'articolo tratta temi (credo) come l'appartenenza alla nazione ed il razzismo (di ritorno).
Che Saviano sia particolarmente nazionalista è ormai più che evidente.
Ma che non sia un vero conoscitore (nonchè appassionato) di cinema è una piccola novità sorprendente e lo si evince chiaramente da questo articolo.
E allora la domanda è: perché?
Perché Saviano dovrebbe parlare di un film senza avere i mezzi cognitivi (enciclopedici e culturali totu court) per parlarne?
Una cosa è lo spunto o la citazione en passant per parlare d'altro, un altro conto è (provare) a scrivere una recensione di un film senza avere i mezzi per poterlo fare.
E qui rientra il parallelismo con Pasolini, non certo casuale, perché l'autore di Petrolio quando trattava qualche argomento lo faceva sempre con cognizione di causa (andatevi a leggere i suoi articoli su Tempo, giusto per dare un'idea) e di cinema, per esempio, se ne parlava era solo se ne aveva conoscienza (tanto è vero che divenne un regista fenomenale dopo essersi avvicinato alla Settima Arte per motivi prettamente epistemologici).
Una volta, evidentemente, funzionava così.
Oggi invece, se un quotidiano come La Repubblica permette a Saviano di scrivere un pezzo del genere è perché tutto ci è ormai alle spalle.
E' solo e semplice superficialità.
Qualunquismo contemporaneo.
E fa molto male quando te ne rendi conto.

mercoledì 10 febbraio 2010

IL PAPA' DI VALE


Qui potete trovare i quadri del papà della mia Vale, Vincenzo Ardizzone.
Dategli un'occhiata (e spargete la voce), perché ne vale la pena.

martedì 2 febbraio 2010

ED EVA VEDE


Un palindromo.
Il personaggio più intrigante della storia della letteratura mondiale, una donna che spinta dalla curiosità e dalla brama di sapere è disposta a rischiare pur di assaporare la conoscenza, che decide di mettere tutto sul piatto ed andare contro dio solo per vedere, sbirciare, scoprire l'altro, il diverso.
E da quello spiraglio vede, un mondo. Diverso ma non per questo necessariamente peggiore.
Ed Eva vede. Per prima.
Benvenuti.